sabato, 27 gennaio 2007

QUANDO LA CULTURA FA DANNI

Mi trovo spesso a discutere in un forum universitario dei più svariati argomenti inerenti all'attualità e alla politica. Gli studenti che partecipano a queste discussioni in molti casi dimostrano un'ampia cultura soprattutto della storia e dell'economia (logico, essendo un'università in cui la maggior parte delle facoltà fanno parte dell'area umanistica) e argomentano spesso in modo arguto e raffinato. Non è come parlare al bar o col vicino di casa, se si vuole dimostrare qualcosa bisogna prepararsi a sudare un bel po' sulla tastiera e a spremere ben bene le meningi.

Tutto ciò è positivo, penserete: una gioventù acculturata e intelligente non può che far piacere.

Secondo me invece questo tipo di cultura sta facendo più danni che altro.

L'economia, la moneta, il PIL diventano il bene supremo, l'unica legge possibile, e perfino la vera legge dev'essere scavalcata in nome del "far soldi". L'ambiente diventa un bene secondario e spesso di intralcio alla crescita economica, tutto è subordinato al crescere, crescere, crescere.

Inoltre qualsiasi realtà oggettiva viene resa soggettiva, qualsiasi evidenza relativizzata, in modo che non si possa discutere della stessa cosa se uno vede verde e l'altro vede blu. La discussione diventa impossibile.

Esempio: si discute del riscaldamento globale e c'è chi viene fuori dicendo "la colpa non è dell'uomo" oppure "io preferisco stare al caldo" o ancora "pensate ai giacimenti petroliferi che troveremo sotto il ghiaccio che si scioglierà".

Esempio 2: si discute della crescente violenza giovanile e qualcuno salta fuori dicendo "chi l'ha detto che questa violenza stia crescendo?" oppure "i media scelgono queste notizie per riempire i loro telegiornali ma, anche se non se ne parlava tanto, 20 anni fa o 100 anni fa era anche peggio".

Lo stesso, anche se fortunatamente in maniera più contenuta, sta avvenendo nelle discussioni sul nazismo, sul fascimo, sulla resistenza e così via. Confondere le idee e privare di certezze in modo tale da giustificare qualsiasi cosa.

Così finisce che ci si trova spiazzati difronte a questo negazionismo: visto che non c'è la certezza di niente allora tanto vale non discutere proprio, perchè senza punti in comune ognuno vive il suo universo personale.

postato da: iodio9 alle ore 12:48 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, 17 gennaio 2007
Un inverno senza neve, senza lo sguardo incollato al termometro che si avvicina allo zero e poi va magicamente sotto. Niente berrettoni pesanti, sciarpe e guanti: questo inverno non mi piace.
Non amo il caldo ma amo il freddo, amo arrivare a casa tutto intirizzito e ritrovare un ambiente comfortevole e riscaldato, amo leggere con il conforto del calorifero acceso che a toccarlo quasi mi scotto.
Non amo i riscaldamenti a palla quando fuori ci sono 15 gradi, non amo i soffioni roventi mentre sto schiattando di caldo seduto nel vagone della metro, non amo vedere i fiori spuntare a gennaio.
Amo il sole, ma per il sole c'è tempo, e anche la primavera perde di significato e di valore se l'inverno non è stato tale.
Dovremo farci l'abitudine: il futuro è il riscaldamento globale, in atto già da diverso tempo. I più testardi continuano a dire che non è colpa nostra, che è un normale avvicendamento climatico come ce ne sono stati tanti nella storia del pianeta. Certo, peccato che i cambiamenti avvenivano in migliaia di anni e non in pochi decenni.
postato da: iodio9 alle ore 22:20 | Permalink | commenti (7)
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