QUANDO LA CULTURA FA DANNI
Mi trovo spesso a discutere in un forum universitario dei più svariati argomenti inerenti all'attualità e alla politica. Gli studenti che partecipano a queste discussioni in molti casi dimostrano un'ampia cultura soprattutto della storia e dell'economia (logico, essendo un'università in cui la maggior parte delle facoltà fanno parte dell'area umanistica) e argomentano spesso in modo arguto e raffinato. Non è come parlare al bar o col vicino di casa, se si vuole dimostrare qualcosa bisogna prepararsi a sudare un bel po' sulla tastiera e a spremere ben bene le meningi.
Tutto ciò è positivo, penserete: una gioventù acculturata e intelligente non può che far piacere.
Secondo me invece questo tipo di cultura sta facendo più danni che altro.
L'economia, la moneta, il PIL diventano il bene supremo, l'unica legge possibile, e perfino la vera legge dev'essere scavalcata in nome del "far soldi". L'ambiente diventa un bene secondario e spesso di intralcio alla crescita economica, tutto è subordinato al crescere, crescere, crescere.
Inoltre qualsiasi realtà oggettiva viene resa soggettiva, qualsiasi evidenza relativizzata, in modo che non si possa discutere della stessa cosa se uno vede verde e l'altro vede blu. La discussione diventa impossibile.
Esempio: si discute del riscaldamento globale e c'è chi viene fuori dicendo "la colpa non è dell'uomo" oppure "io preferisco stare al caldo" o ancora "pensate ai giacimenti petroliferi che troveremo sotto il ghiaccio che si scioglierà".
Esempio 2: si discute della crescente violenza giovanile e qualcuno salta fuori dicendo "chi l'ha detto che questa violenza stia crescendo?" oppure "i media scelgono queste notizie per riempire i loro telegiornali ma, anche se non se ne parlava tanto, 20 anni fa o 100 anni fa era anche peggio".
Lo stesso, anche se fortunatamente in maniera più contenuta, sta avvenendo nelle discussioni sul nazismo, sul fascimo, sulla resistenza e così via. Confondere le idee e privare di certezze in modo tale da giustificare qualsiasi cosa.
Così finisce che ci si trova spiazzati difronte a questo negazionismo: visto che non c'è la certezza di niente allora tanto vale non discutere proprio, perchè senza punti in comune ognuno vive il suo universo personale.

